mozia1Mozia (anche nota come Mothia o Motya), è la principale isola della riserva naturale dell’arcipelago dello Stagnone di Marsala, a soli 7 km dalla costa.
Un tempo era considerata uno dei principali insediamenti commerciali fenici nel cuore del Mediterraneo, sull’isola il livello del mare si è innalzato di circa mezzo metro rispetto all’epoca fenicia, e quindi parte dei resti archeologici risulta sommerso.

L’età dell’oro per Mozia si concluse nel 397 a.C, quando fu distrutta da Dioniso di Siracusa. Successivamente venne ripresa dai cartaginesi, ma la fondazione di Lilibeo (città costruita vicino Marsala dopo la distruzione di Mozia) ne ridusse l’importanza strategica.
Dopo la battaglia delle Isole Egadi nel 241 a.C. quasi tutta la Sicilia passò sotto il dominio dei romani che abbandonarono l’isola; nell’undicesimo secolo fu ceduta dai Normanni all’abbazia di Santa Maria della Grotta di Marsala.
In quel periodo si insediarono a Mozia i monaci basiliani di Palermo che la ribattezzarono San Pantaleo, in onore al santo fondatore del loro ordine. Nella seconda metà del sedicesimo secolo passò ai Gesuiti per essere poi acquisita da alcuni privati che la utilizzarono prevalentemente per la coltivazione a vigneto.
Dopo i primi ritrovamenti archeologici, agli inizi del Novecento l’intera isola fu acquistata da Joseph Whitaker, archeologo ed erede di una famiglia inglese che si era trasferita in Sicilia arricchendosi con la produzione del vino marsala. Fu lui a promuovere i primi veri e propri scavi archeologici, che iniziarono nel 1906 e proseguirono fino al 1929, ritrovando la necropoli arcaica, il santuario fenicio-punico del Cappiddazzu, la casa dei mosaici, il tofet e le zone di Porta Sud, Porta Nord e della Casermetta.
Dal 1971 Mozia è ufficialmente di proprietà della Fondazione Whitaker e il suo museo custodisce i principali reperti rinvenuti negli anni, tra cui la preziosa statua in marmo dell’Auriga (il Giovinetto di Mozia), riportata alla luce nel 1979.

Nell’antichità una strada collegava la terraferma all’isola tra Capo San Teodoro e l’estrema punta moziese settentrionale: oggi la stessa via risulta sommersa, e non è più praticabile a causa dell’erosione e delle alghe.
L’accesso all’isola oggi è consentito solo da due imbarcaderi privati, che oltre a collegare la stessa Mozia alla terraferma permettono di visitare anche le altre isole dello Stagnone.